Giornate Porte Aperte Centro di Formazione Professionale 2 di Bakel

16 giugno 2019 - A Bakel si respira la storia è una cittadina di confine, pochi chilometri la dividono dal Mali e la sponda del fiume Senegal la divide dalla Mauritania. Le piccole piroghe viaggiano da una sponda all’altra cariche di merci e persone; questi scambi e queste influenze rendono Bakel una cittadina di passaggio. Circondata da piccole montagne Bakel offre un paesaggio diverso rispetto a molte altre città senegalesi che si sviluppano principalmente in grandi distese di terra.

Noi siamo partiti per questa calda, per la precisione caldissima, cittadina per poter partecipare alle giornate porte aperte del Centro di Formazione Professionale 2. Anche se a dividere Bakel e Tambacounda sono poco meno di 250km il viaggio è stato lungo il tratto di strada è malmesso e pieno di buche ma offre un paesaggio incantevole.

Dopo il primo giorno di viaggio e scoperta della città nelle giornate seguenti abbiamo preso parte alle giornate Porte Aperte del Centro Professionale 2 di Bakel, le giornate sono state piene di attività come la finale del match di football fra le classi del Centro di Formazione, la finale di pallamano delle ragazze, passando per la presentazione del centro, delle filiere e dei lavori svolti dai ragazzi. Abbiamo approfittato del lungo viaggio anche per passare a salutare le autorità locali, per poter parlare del progetto e delle future attività da programmare nel dipartimento di Bakel.

Ma la vera particolarità di questo centro è la sua storia: il centro è stato costruito grazie agli investimenti dell’Associazione di migranti di Bakel in Francia. Insieme a vari partner tecnici e finanziari hanno costruito il blocco amministrativo, quattro grandi atelier e quattro aule. L’Associazione ha deciso di investire nella costruzione del centro per poter offrire ai giovani di Bakel un’opportunità di riuscita, ponendo l’accento sull’importanza dell’educazione e della formazione per vincere la scommessa di uno sviluppo sostenibile. L’etnia Soninkés che abita questi territori ha da sempre un modello migratorio che permette un vero e proprio sostegno comunitario, e la costruzione del Centro è un perfetto esempio di investimento mirato al benessere collettivo.

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